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di Stefano Russo
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La voce
La voce di Ugo Calise ha registro baritonale, estensione di circa
due ottave, media potenza e grande espressività;
negli Anni ’50, il
periodo giovanile testimoniato dalle registrazioni Columbia - Statte Vicino A Me!
(1954), ‘O Poeta Guappo (1955),
‘A
Straniera (1956), Sophia (1956)
- essa denota duttilità, eccellente
intonazione, colore chiaro e vibrato contenuto.
Nella fase della piena
maturità artistica, gli Anni ’60, le sue già pregevoli qualità
espressive si avvarranno di un timbro leggermente più roco che renderà la
sua voce ancora più accattivante sul piano interpretativo; ne sono esempio
eloquente le registrazioni di alcuni brani originali come Chitarra e
Manduline (1961), Nei Miei Sogni (1962), È Finita Un’Estate
(1962), oppure di classici napoletani come ‘A Sunnambula.
Nel corso degli Anni ’70,
la voce di Calise subirà una vera e propria metamorfosi, perdendo di
risoluzione e limpidezza ed acquisendo un timbro scuro e rauco, più vicino al canto blues di un Louis
Armstrong che alla pronuncia
pura e suadente di un Nat
King Cole; questa è la voce
per la quale Calise è passato alla storia come interprete originale, dal
momento in cui la mise al "servizio" della canzone napoletana.
Testimonianza
eloquente di questa fase è il 33 giri Ugo Plays Calise del
1979, contenente 9 brani jazzistici tra cui spiccano i gustosissimi I’m
Louis Armstrong e Cacacazz’s Blues, eseguiti con una
big-band diretta da Cicci Santucci.
Agli inizi degli Anni ’80
si colloca la realizzazione dell’antologia Canzoniere Napoletano
in 10 l.p. (parzialmente ripubblicata, nel 1997, nel cofanetto di 4 c.d. Nun
è Peccato della Electa) in cui le acquisizioni vocali "postume"
del maestro molisano, applicate alla rilettura dei grandi classici della
canzone napoletana, daranno vita ad alcune memorabili interpretazioni: Passione,
Catarì, Nu
Barcone, Duje Paravise, Munasterio ‘E
Santa Chiara,
Luna
Nova.
Nell’ultima fase della sua vita, i primi Anni ’90, le sue
capacità canore si ridurranno considerevolmente anche a causa delle precarie
condizioni di salute: la voce di "Calais" perderà di elasticità e di
registro acuto (i suoi vecchi successi saranno riproposti in tonalità più
basse) ma rimarranno intatti il suo proverbiale carisma e lo straordinario estro
comunicativo (c.d. La Mia Napoli 1993).
Lo stile interpretativo
Calise è il cantante confidenziale per antonomasia, un "crooner"
(dall’inglese to croon = cantare in tono sommesso) imprestato
alla canzone napoletana che mostra di aver ben assimilato la lezione dei suoi
più celebri colleghi stranieri (Frank Sinatra, Nat Cole, Henri
Salvador, Ives Montand).
La sua originalità di interprete consiste, quindi, soprattutto,
nell’aver saputo proporre e nell’aver fatto apprezzare un certo modo
intimistico di cantare, accompagnandosi con la chitarra, proprio nell’universo
"massimalistico" e conservatore della canzone napoletana, da
sempre dominato dalla figura dell’interprete maschile di voce scura e potente
(il tenore) di chiaro retaggio operistico .
Con Calise, la canzone napoletana esce dai suoi vecchi schemi interpretativi
e dal suo alveo di provincialismo; evitando il sentimentalismo a buon mercato,
ritrova dignità e compostezza espressiva.
Anche la sua maniera di accompagnarsi con la chitarra è originale: la
classica alternanza di accordi fondamentali in posizione "standard"
viene riformulata con l’introduzione di nuove cadenze ed arricchita con l’impiego
di rivolti e di passaggi contrappuntistici.
Nei suoi arrangiamenti, ancora oggi attuali e godibilissimi, è sempre
presente la ricerca di soluzioni timbriche ed armoniche nuove ed accattivanti.
Il suo ricercato linguaggio musicale, colto ed insieme popolare, fonde
elementi stilistici tipici della musica classica e del jazz, senza tradire l’originaria
matrice partenopea.
Il compositore
La sua formazione artistica inizia spontaneamente già nell’infanzia,
vissuta tra Oratino, il paese natio immerso nel silenzio delle vallate
molisane, Campobasso e l’incantevole isola d’Ischia con le sue
pinete (l’Isola "Verde") ed il suo mare; come per tanti altri
compositori di musica popolare, essa sarà il risultato di una felice
combinazione di ascolto, esperienza diretta e studio teorico.
I primi contatti con la musica Calise li ebbe, probabilmente, proprio
ascoltando le esibizioni delle bande di paese (che adorava, con il loro
repertorio di brani classici e di trascrizioni) e le musiche del folklore
molisano ed ischitano in occasione di ricorrenze religiose o di feste
di piazza.
Da adolescente prenderà lezioni di chitarra classica; ciò gli assicurerà
la conoscenza di quegli elementi di tecnica strumentistica, letteratura, e
grammatica musicale che, integrati, poi, con lo studio dell’armonia
jazzistica, formeranno i cardini del suo linguaggio di compositore e di
chitarrista-arrangiatore.
Inoltre, non è difficile immaginare il giovanissimo Ugo, per le strade di
Oratino o di Ischia durante le vacanze estive, che si confronta alla chitarra
con qualche amico più esperto o che intona i versi di una canzone ad un'
innamorata.
A casa, l’ascolto dei programmi radiofonici e dei dischi del
padre Aniello giocherà un ruolo fondamentale nello sviluppo delle sue capacità
analitiche, della sua cultura e dei suoi gusti musicali.
Più tardi, a completare il quadro, ci saranno le esperienze professionali
nei locali napoletani frequentati dagli americani, l’ascolto dei dischi di
jazz, i viaggi all’estero, le amicizie ed i contatti con altri grandi artisti
italiani e stranieri.
L’autore
Pur essendo, di base, un compositore ed un cantante-chitarrista, Calise è
passato alla storia solo come l’autore di parte dei testi di
Na
Voce, Na Chitarra E ‘O Poco ‘E Luna (1955) e di Nun È Peccato!
(1959); questo a causa di un compromesso accettato agli inizi della sua
carriera nella redazione dei bollettini di dichiarazione S.I.A.E. per ottenere i
favori di un certo editore (situazione ufficialmente ribaltata solo poco tempo
prima della sua morte da un procedimento giudiziario che gli riconobbe la quasi
totalità dei suoi diritti).
In Calise la vena poetica è naturalmente presente, ma è più debole di
quella musicale; ne è un esempio eloquente il fatto che spesso sia ricorso
all’aiuto di autori puri come Nicola Salerno, (Uèh, Uèh, Che Femmena!),
Alberto Testa (Adios Brasil!), Giorgio Calabrese (Quando Il Vento
Cambierà…) o Vittorio Catalani (Conosco Na Piazza De Roma) per
completare le sue canzoni, mentre sono rarissimi i casi di brani in cui figuri
solo come autore della parte letteraria:
Non Lasciarmi!,
Chitarra Mia
Napulitana e Vienetenne Ammore Mio!
Le musiche
La produzione musicale di Calise, ampia e varia nei generi - come risulta dall’analisi
anche del materiale destinato agli addetti ai lavori (le musiche di
sonorizzazione per la R.A.I.) e dei numerosi inediti - è il frutto di un grande
talento naturale, capace di rispondere creativamente ad ogni stimolo esterno,
unito ad una formidabile capacità di assimilare le più disparate influenze
stilistiche.
Le forme di quelle che sono considerate le sue prime vere composizioni, Ritorna
Amore Mio (della fine degli Anni '30) e Ninna-nanna
Piccerella (degli Anni '40) ) sono, rispettivamente, la serenata
e la ninna-nanna, entrambe di ambientazione crepuscolare e di carattere
sentimentale.
Le sue canzoni più rappresentative sono, senza dubbio, quelle degli Anni
’50:
L’Ammore
Mio È… Frangese!
(1955), Na
Voce, Na Chitarra E ‘O Poco ‘E Luna (1955), Chitarra
Mia Napulitana (1959), Nun
È Peccato! (1959).
L’Ammore
Mio È… Frangese! (Calise-
Calise)
è
una delicata canzone d’amore scritta nel 1955, in tempo di slow e dal testo
ridanciano, impreziosita con felici soluzioni armoniche di colore jazzistico.
Il suo schema compositivo è del tipo strofa-ritornello-inciso.
Na
Voce, Na Chitarra E ‘O Poco ‘E Luna (Calise-Calise/Rossi)
è una canzone slow del 1955 dal ritmo e dall’armonia jazzistici. Lo schema
formale è quello tripartito (strofa-ritornello-inciso) tipico di molte "songs"
americane e di alcuni tra i suoi pezzi più belli (Comm’Aggia Fa’?, L’Ammore
Mio È… Frangese! Nun È Peccato!), ma la vera novità di questo piccolo
capolavoro è che esso inizia direttamente con il ritornello, secondo la formula tipicamente "calisiana" del
ritornello-strofa-ritornello-inciso.
È la prima volta nella storia della canzone napoletana che un grande classico
inizi subito con il ritornello (senza la strofa preparativa), non accusando
successivi cali di tensione musicale o poetica, anzi, guadagnando in leggerezza
strutturale ed immediatezza comunicativa.
Chitarra
Mia Napulitana
(Calise-Rossi)
è una languida beguine del 1959 dall’ impostazione melodica e dall’
impianto formale (due strofe e un ritornello) decisamente "classici"
(del resto la musica è di C. A. Rossi); si muove sulla falsariga di altre
canzoni dello stesso periodo (Accarezzame, Anema E Core, Te Sto Aspettanno!).
Nun È Peccato! (Calise-Calise/Rossi)
è uno slow del 1959 che ripropone, "in miniatura", l’efficace
schema formale di Na Voce, Na Chitarra E ‘O Poco ‘E Luna ; l’estensione
è, però, di solo 32 battute, contro le 56 del capolavoro di Calise. Se a
questo ulteriore alleggerimento aggiungiamo un’armonia ricca di accordi di
Nona, Quinta eccedente e Settima Maggiore ed un testo malizioso ed intrigante,
comprendiamo il motivo per il quale pure la divina Helen Merrill scelse
di inciderla, nel 1962, chiamando ad arrangiarla nientemeno che il grande Ennio
Morricone.
Anche negli Anni ’60, a cominciare
dalla spiritosissima
Uéh,Uéh,Che Femmena! (Nisa-Calise)
secondo posto al Festival Della Canzone Napoletana del 1960, la vena creativa
del grande "Calais" ci donerà alcune gemme preziose tra cui Consuelo
(Calabrese-Calise) del 1960, Chitarra E Manduline e Ti
Regalo La Luna (Calabrese-Calise) del 1961, Favole Di Pioggia
del 1962, Comm’Aggia Fa’? del 1964, È Lei! (che
sarà incisa anche da Perry
Como) e Uocchie
Nire,Nire del 1965.
Negli Anni ’70, vedranno la luce alcune pregevoli canzoni con testo
in italiano: la romanticissima Occhi
Di Mare (1970), la suggestiva
Quando Il Vento
Cambierà… (Calabrese-Calise),
la gustosissima Tante
Cose Come Noi! (Don Lurio-Calise) e la trilogia in long-playing delle Musiche Di Terra E Di
Mare (1973/’74 ed. C.A.M.) destinate a commentare le riprese
documentaristiche di Bruno Vailati per la serie televisiva Sette Mari.
Le Musiche Di
Terra E Di Mare, che rappresentano una pietra miliare nel genere (piacquero
immensamente anche a Jacques Majol), sono la dimostrazione più eloquente delle
straordinarie capacità del Calise compositore che, stimolato dalle immagini dei
misteri e delle meraviglie del mondo sommerso, si appella a tutte le sue
risorse, sfornando, di volta in volta, pezzi romantici o scherzosi, drammatici o
misteriosi, evocativi o sospensivi, grotteschi o ossessivi. Gli stili
prevalentemente ricalcati sono il tema romantico, il valzer, il calipso, il
samba, il blues, lo slow, lo swing; i titoli scelti sono spiritosi o
descrittivi: Indian
Calipso, Sombrero
Bucato, Per
L’Oasi? La Prima A Destra!, Alba
Di Mare, Cose
Antiche, Elegia Per La Nave
Morta, Silenzio
Bianco, Blues
Dello Squalo, Vita
Grama Di Un Granchio,
Balena,
Permette
Questo Valzer?, Guardati
Alle Spalle!, Preferisce
L’Aragosta?.
Negli Anni ’80 e ’90, fino alla sua scomparsa
(6 agosto 1994), Calise
scriverà altri pregevoli brani con testi in italiano (Se,
Ti Conosco…)
e in napoletano (Napule
Mò, Penza A Campa’!); inoltre, recupererà alcune sue vecchie
canzoni inedite per ritoccarle, spesso dotandole anche di testo in napoletano: ‘Nammurato
(Donatella), E
Po Basta’ (Non Sono Stato Io), Addò Staje Tu È
Luntano (Dove Sei Tu È Lontano).
Affinerà sempre di più i suoi arrangiamenti chitarristici, studiando e
ricercando sullo strumento con applicazione certosina.
Molti sono gli spunti melodici e poetici, a volte senza titolo, che ho rinvenuto in
forma di manoscritto o di registrazione magnetica nella sua abitazione
romana.
Lascerà anche degli inediti strumentali: un piccolo concerto per
chitarra e orchestra (Un
Napoletano A Siviglia) e, per
sola chitarra, Risveglio
A Broadway, Donde
Vas? e la sua ultima composizione
Valzerino opus 3 (14 febbraio 1994).
Napoli,
18 Giugno 2003
Stefano Russo
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